Forse non è ancora finita

By | 30/11/2016

Io mi trovo in un piccolo paese all’interno della Sardegna, dove la terra è nera e per di più cosparsa e ricoperta dalle querce da sughero. Qui le persone vivono con un ritmo ancora aperto, disponibile, leale e umano, dove il passato acciuffa e agguanta con le grinfie diffidenti, gelose e guardinghe il futuro. Qui gli ideali, i modelli, le tradizioni e i valori sono ancora imbevuti e impregnati nella carne dei suoi figli, dove il sangue degli uomini è caldo e infuocato come il sole che d’estate s’abbatte e si rovescia sulle loro teste.

Gavino è un ragazzino di ventun’anni anni con gli occhi luminosi e splendidi che scrutano curiosi e interessati il mondo. Ha dei lunghi capelli scuri e il volto illuminato da un sorriso vivace e sbarazzino, mille sogni nella testa e quella fretta e quell’impazienza di crescere, emblematica e tipica dell’età. Salvatorica ha diciannove anni, ha dei folti capelli biondi e un viso impertinente e sfrontato, illuminato da due occhi color verde mare, con un corpo ancora acerbo e immaturo che sente nascere e sgorgare i primi desideri di donna.

Il primo amore nasce con uno sguardo, cresce con gli ammiccamenti, con diversi cenni e con dei piccoli dispetti. In un piovoso pomeriggio primaverile ambedue corrono mano nella mano e trovano riparo sotto una tettoia. Là di sotto ridendo s’abbracciano per proteggersi, lui le tocca il volto rasentando quelle morbide labbra, lei lecca il dito sorridendo intanto che il forte temporale accompagna e segue il loro primo bacio. Quelle lingue dapprima discrete e impacciate, progressivamente diventano pian piano animose e audaci.

Gavino percorre con le mani il profilo del corpo di Salvatorica, dato che assaporano e si godono assieme la meraviglia dei primi brividi, il tempo si disperde, mentre le loro bocche non riescono a staccarsi. Poi una sera d’estate in una festa in spiaggia, con la musica e le risate attorno a un fuoco, il suono della chitarra e tanta voglia di toccarsi. Io rivedo le loro mani, il modo incerto e tentennante d’accarezzarsi, il desiderio che bagna per la prima volta i loro sessi, il primo orgasmo raccolto sulle dita.

Ammirando e contando le stelle annusano e conoscono l’estasi, in quanto è una poesia d’una genuinità e d’una purezza infinita. Sono però ancora troppo giovani perché si spingano oltre a tocchi fugaci e baci ardenti, però sembrano già adulti e sviluppati nel desiderio.

Lei, ragazza provocante e tentatrice nell’anima lo stuzzica e lo fa impazzire dal desiderio, però poi lo frena. Tutto questo accade, perché una brava, esemplare e onesta ragazza certe cose non le fa. La loro storia termina con il finire dell’estate, un fuoco troppo breve, però piuttosto appassionato e struggente. Il ricordo e la testimonianza di quei primi baci resta benevolo e dolcissimo in entrambi, dal momento e per il fatto che la vita stessa dapprima allontana ed esilia, successivamente riaccosta con apparente, approssimativa e illusoria imprevedibilità.

Dopo svariati anni in una festa a casa di amici, Gavino e Salvatorica si ritrovano, in quanto adesso sono entrambi fidanzati. Le loro vite hanno percorso tragitti differenti, lui è diventato un uomo, Salvatorica si è fatta donna, malgrado ciò lei ha ancora quegli occhi dove la malizia s’affaccia e compare vistosa al suo interno. Gradualmente ricominciano a uscire nella stessa comitiva e l’amicizia si rinsalda, eppure fra di loro c’è una profonda, un’inconsueta e una stravagante vibrazione. Quel desiderio causato e dovuto forse per una vicenda nata troppo presto e non completamente sperimentata appieno né vissuta fino in fondo. Gavino a volte cattura nei suoi occhi verdi un messaggio ardente e focoso che gli fa tendere i muscoli del ventre.

“Gavino, anche oggi sono rimasta senza sigarette. Me ne porteresti un pacchetto?”.

Una scusa convenzionale, prevista e pure scontata. La voce di Salvatorica però è come una calamita che lo affascina e lo attrae, sempre. A casa di lei, adagiati sul canapé fumano, ridacchiano e citano di continuo, giacché lei s’aggrappa con il corpo al suo fianco, poiché il suo profumo è fresco, ma anche inebriante.

“Sai una cosa Gavino, adesso non mi vergogno più nel mostrare il seno”.

Quell’asserzione e quel concetto detto così lo fa indietreggiare indietro nel tempo, laddove lui sperava di denudarla, mentre lei si copriva quasi certamente a disagio ai suoi occhi, tuttavia lui adesso ridendo l’incalza e la provoca nuovamente:

“Adesso vediamo Salvatorica, alza un po’ la maglia”.

Lei agguanta con le mani il bordo del maglioncino e se lo toglie, dopo si colloca in piedi proprio davanti a lui. Le mani vanno dietro per slacciare il reggiseno, lei volta il viso di lato per non guardarlo negli occhi, mentre lascia cadere l’indumento per terra. Il seno è bellissimo. E’ alto e sodo, l’areola è grande e chiara dove al centro superbamente eretti due capezzoli scuri s’innalzano guardando verso l’alto. La voce esce roca nella richiesta, mentre le mani s’avvicinano:

“Posso toccarteli?”.

Il sì di lei è appena un sussurro. Ambedue scivolano sul divano perdendosi in baci e in carezze passionali. Quando la mano di Salvatorica scivola sui jeans, Gavino la ferma, le dà un bacio ancora e poi si alza:

“No Salvatorica, fermiamoci qui” – lui si alza e se ne va, chiudendo piano la porta senza voltarsi. Gavino fa le scale quasi di corsa dandosi dello stupido per essersi fermato, eppure il pulsare della sua voglia è un sordo dolore stretto dentro quei jeans.

“Gavino, ho una certa urgenza di rivelarti un desiderio. Hai modo di passare a casa mia?”.

Lui dovrebbe dirle di no, dovrebbe starle lontano, però è una settimana che non fa altro che pensare a lei. Lei ha un viso serio quando apre la porta, si siedono sulle poltrone, però abbastanza distanti per non cadere nella tentazione, eppure gli sguardi accarezzano, lusingano e baciano. Il silenzio fra loro è imbarazzato e carico di desiderio, giacché le parole di Salvatorica sono inaspettate, sconvolgenti e persino sorprendenti:

“Gavino, vuoi sverginarmi?”.

La voce è bassa, dal momento che viene offuscata dal disagio e dalla vergogna, tuttavia gli occhi sono decisi, risoluti e serissimi. Sono attimi di silenzio, Gavino è realmente sbalordito, attualmente la osserva cercando di capire se scherza, però i suoi occhi velati di pianto e il suo rossore frenano le parole dure, inflessibili e ostinate che stanno per dire:

“Salvatorica, ma che cosa dici? Tu sei fidanzata, non devi chiederlo a me questo”.

Lei allora racconta. Ama il suo ragazzo, malgrado ciò non riesce a lasciarsi andare fino in fondo, ci ha provato, tuttavia la paura la blocca e la ostacola.

“Gavino, di te io mi fido. Ti prego aiutami, ti sembrerò matta, però voglio che sia tu il primo”.

Nella sua voce c’è una tale disperata, sconsolata e struggente supplica, visto che Gavino non sa più che cosa fare né dire, in quel momento lui s’avvicina e l’abbraccia forte a sé. La sente tremare, i baci nascono per confortarla e per consolarla, però ben presto diventano pura e incontrastata passione. Lei a quel punto lo ferma:

“No, però non oggi, per lo meno se non altro non qui Gavino”.

In seguito si mettono d’accordo per incontrarsi il giorno dopo. Gavino la vede, lei è ferma vicino a un albero nella strada in pratica deserta. Lei si guarda attorno nervosamente, lui rallenta, accosta sulla destra e infine si ferma. Salvatorica a quel punto entra in macchina, loro due rapidamente conversano a stento, giacché l’irrequietezza del momento è realmente palpabile.

“Salvatorica, se però hai cambiato idea dimmelo!”. La voce di Gavino è confortante, incoraggiante e rassicurante come il sorriso, ma lei è piuttosto risoluta e agita la testa.

“No, non ho cambiato idea. E’ quello che voglio, però ho un po’ paura”.

Lui le sfiora teneramente il viso con le dita, si china e la bacia lievemente sulla bocca. Il posto è bellissimo, incantevole, con una terrazza che domina e sovrasta il mare. Poco dopo parcheggiano e restano a guardare la spiaggia, perché tanti anni addietro in una notte stellata hanno scoperto la loro infantile e innocente sessualità, proprio lì su quella sabbia.

Salvatorica lo prega di non guardare mentre si spoglia, lui finge d’acconsentire, eppure non può privarsi di quel magnifico spettacolo, dato che da quando lei gli ha chiesto di possederla, lui si trova in uno stato d’ebbrezza e d’eccitazione inaudito e strabiliante. Segue ogni movimento sentendo quel possente pene aumentare con energia, mentre la chiusura lampo dei calzoni gli causa un indolenzimento irrefrenabile e un fastidio che non riesce più a trattenere. Lei si alza per sbottonarsi i calzoni poi lo invita a squadrarla, visto che c’è rimasto soltanto quel piccolo slip bianco come ultima barriera.

Rapidamente anche lui si spoglia e nel poco spazio dell’auto lui l’accoglie fra le braccia, le sfiora i capelli, scende con dita leggere sul collo rapito dai piccoli fremiti che le raggrinziscono la pelle. La lingua s’immerge fra le labbra offerte succhiando il suo aroma delicato, la mano sfiora il sodo seno, le dita agguantano quei capezzoli belli gonfi, mentre con la bocca scende sul collo.

Lei rabbrividisce con gli occhi chiusi abbandonata sul suo corpo, Gavino s’insinua gradualmente fino a raggiungere l’elastico delle mutandine. Un fremito e i muscoli di Salvatorica s’irrigidiscono, accompagnato dalla dolcezza e dalla pazienza di lui. Il sole intanto inizia a tramontare, incendiando e rischiarando i due amanti con quel colore rosso della sera che sopraggiunge. Salvatorica guarda eccitata il suo cazzo duro e un gemito le sfugge tremante:

“Com’è grosso Gavino, però” – poi con la mano lo accarezza, lo stringe e lo sente pulsante.

Lui le ferma la mano, però non è facile contenere e dominare quella voglia, lui non vuole essere frettoloso e sbrigativo, giacché prova per Salvatorica una tenerezza protettiva, in quell’istante lei glielo chiede:

“Adesso ti voglio Gavino, adesso voglio che tu mi penetri, però usa un profilattico”.

Lui le spiega garbatamente che non può, dato che non sentirebbe la sua carne, poiché non capirebbe le contrazioni e potrebbe farle del male.

“Fidati di me”.

Dopo la fa stendere e con la lingua la prepara per accoglierlo, fin quando sente che è vicina all’orgasmo, allora si ferma e si pone fra le sue gambe. Lui vede gli occhi farsi scuri di paura, però non si ferma, ecco, questo è il momento giusto, s’intrufola fra le sue gambe, s’appoggia alla fessura liquida di secrezioni e spinge. Lui la sente contrarsi e tremare, allora si ferma e la bacia a lungo, poi spinge nuovamente. E’ talmente stretta che sente la resistenza della carne stritolarlo.

La cappella tocca la barriera di pelle, si ritrae e con un’azione ferma e decisa s’immerge, mentre in quel preciso istante lo strillo di Salvatorica è acuto e vivo. Lui attende un istante, aspetta che si tranquillizzi, in ultimo si spinge dentro, incrementa la cadenza, in quanto le spinte sempre più profonde e più veloci seguono le contrazioni di lei, infine lo spavento cede il posto alla passione e al trasporto.

In questo momento sfuggono dalla bocca di Salvatorica solamente gemiti e sospiri fino a farla sussultare e vibrare nelle contrazioni dell’orgasmo. Lui vorrebbe seguirla, malgrado ciò non ha la protezione quindi esce per mettersi il profilattico. In quel preciso attimo lui rimane attonito e stupefatto dal sangue che fuoriesce abbondante. Non è la sua prima ragazza vergine, tuttavia non ha mai visto tanto sangue, lei si guarda intimorita e comprensibilmente spaventata.

“Gavino, mio Dio, ma è normale?” – la sua voce adesso è diventata debole.

“Sì, Salvatorica, questo è normale e anche naturale, sta’ tranquilla, credimi”.

Lei non se la sente di farlo entrare ancora, dato che glielo dice quasi in maniera schiva e timorosa, guardando quell’asta carnosa pronta già in attesa.

“Posso farti venire con la bocca?”.

E’ quasi commovente ed emozionante con quel viso desideroso e speranzoso di soddisfarlo, quello che lei gli propone. Lui prende un fazzoletto e si ripulisce dal sangue, poi le offre il pene formoso. Lui avverte un sospiro d’estasi quando la lingua lo lambisce, per il fatto che si lascia scopare da quella bocca sentendo la marea salire, dopo poco però lui la ferma un attimo prima d’esplodere, intanto che appoggia il pene fra i suoi seni caldi.

La pelle vellutata lo accoglie, mentre lei con le mani stringe il seno per avvolgerlo, la lingua sfiora a ogni stimolo la cappella, le sensazioni che aumentano, la lussuria che domina e che possiede, fino alla sborrata liberatoria di sollievo abbondante ed energica che fuoriesce, inondandole il viso, il seno e i capelli.

Per alcuni mesi entrambi hanno proseguito a incontrarsi con una certa regolarità, fino a quando lui ha deciso che non potevano continuare né insistere. Lui amava la sua fidanzata e lei diceva d’amare il suo ragazzo.

Sembrerà talmente bizzarro e insolito, eppure ancora adesso quando talvolta s’incontrano, i loro occhi s’accendono, si cercano e s’inseguono. Lui sente ancora il brivido e il sussulto di desiderio apparire e rivelarsi nella sua intima virilità dentro quei jeans. Forse non è ancora davvero finita.

Probabilmente un giorno lei gli telefonerà per un pacchetto di sigarette e lui non riuscirà a dirle di no. Chissa.

Ultime Ricerche: